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Morta per overdose di chemio - Somministrati 90 mg anziché 9 mg

 

Oggi leggevo di un processo appena terminato. Una paziente sarebbe deceduta per overdose di chemioterapico. La donna aveva ricevuto una quantità di farmaco dieci volte superiore al necessario. Novanta milligrammi di vinblastina invece che nove.

Le infermiere hanno ricevuto la chiamata della farmacia ospedaliera che comunicava la mancanza del giusto dosaggio di farmaco, come da richiesta, avevano solo 70 mg del farmaco prescritto. L’infermiera controllò la prescrizione in cartella, rilevando e confermando la prescrizione e non era la prima prescrizione con quel quantitativo. Quindi nessun dubbio!?

La paziente durante la somministrazione chiese lumi della terapia poiché non le coincideva qualcosa? La paziente ebbe rassicurazioni circa il chemioterapico dall’infermiera.

Si scrive anche che un infermiera si sarebbe stupita del dosaggio, ben 15 fiale anziché mezza fiala??? La professionista Infermiera ha chiesto chiarimenti alla dottoressa che aveva fatto la prescrizione, ma, l’infermiera si sarebbe sentita dire di proseguire nella somministrazione.

Nel frattempo le attività oncologiche del Policlinico di Palermo sono state sospese a causa degli elevati e permanenti livelli di rischio per pazienti e operatori e per la mancanza di garanzie circa le necessarie condizioni di qualità e di sicurezza.

Tutto ciò sulla base di quanto descritto dalle numerose testate giornalistiche che hanno riportato la notizia.

Ho letto anche: “Un successo senza precedenti, che può fare giurisprudenza ed aprire strade di speranza per tante vittime di malasanità”. Evidentemente si tratta del punto di vista di organizzazioni che si occupano della difesa dei pazienti.

Io ho provato a fare un analisi della situazione dal punto di vista di un infermiera, preoccupata per se stessa, i pazienti e i colleghi.

Nel Policlinico non esistono filtri? La farmacista non ha sospettato il dosaggio troppo alto? Se le prescrizioni vengono preparate in una farmacia centralizzata, il farmacista, normalmente, controlla e/o verifica i dosaggi.

L’Infermiere perché dovrebbe essere stato condannato? Aime’ senza la sentenza si possono fare esclusivamente supposizioni.

La somministrazione di chemioterapici è un procedimento articolato legato alle regole della terapia farmacologica, cui partecipano farmacisti, medici e infermieri con ruoli e obblighi distinte.

La somministrazione della terapia farmacologica rientra, tra i tradizionali compiti di pertinenza del personale infermieristico. L’infermiere è responsabile della corretta esecuzione della somministrazione dei farmaci, ma non del risultato finale del processo in cui la prestazione era inserita.

L’infermiere, come stabilito dal profilo professionale, è chiamato a garantire “la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche”. In altre parole, durante la somministrazione di farmaci l’infermiere garantisce una costante verifica del processo terapeutico attraverso le sue varie fasi. Gli infermieri supervisionano attraverso l’interpretazione della prescrizione; la fornitura e approvvigionamento; la conservazione, la somministrazione, la rilevazione di efficacia, ma, anche la pronta rilevazione di eventuali eventi avversi.

La Corte Suprema, per un’altra causa, ha precisato che l’infermiera si deve attivare al precipuo scopo di ottenere una prescrizione per iscritto che valesse a responsabilizzare il medico ed ad indurlo ad una eventuale rivisitazione della prescrizione precedente.

Nella causa sopracitata, l’infermiera coinvolta ha chiesto la conferma scritta ai dubbi emersi?

 Secondo la Corte Suprema, laddove esistano dubbi o incertezze in ordine alla somministrazione di un farmaco, l’infermiere è tenuto a chiedere chiarimenti al medico e a non eseguire passivamente la prescrizione, in quanto egli non può essere considerato un mero esecutore delle prescrizioni mediche.

Spesso si rischia di essere additati per polemici, ma, un professionista sanitario ha l’obbligo giuridico di impedire un evento infausto, così non fosse, è come se lo provocasse!

L’articolo 40 del Codice Penale dice che nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od “omissione”. Però, non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. Quindi se si rileva il dosaggio da verificare di un chemioterapico si ha l’obbligo giuridico di “attirare” l’attenzione! Ci si potrebbe anche rifiutare di somministrare il farmaco!

Aime’ è finita l’epoca dell’esercente della professione sanitaria dolce ed accondiscende, l’Infermiere ha responsabilità giuridica in vigilando. L’Infermiere può essere chiamato in causa per Culpa in vigilando e Culpa in Eligendo. La somministrazione dei farmaci può coinvolgere gli infermieri per culpa in vigilando. Gli Infermieri sono tenuti alla sorveglianza, ma sono esonerati da responsabilità per i danni cagionati dai sorvegliati solo “se provano” di non aver potuto impedire la commissione del fatto. L’infermiere potrà essere in colpa se omette di esercitare quelle verifiche doverose che sarebbero risultate idonee a impedire il verificarsi di eventi dannosi per il paziente

L'ignoranza della legge non scusa nessuno, ciò detto i fatti di cronaca mi preoccupano dal momento che anche io sono un Infermiera e potrei sbagliare nonostante tutto.

Cordialmente

Responsabile Regionale Nursing Up Lazio

Laura Rita Santoro

 

Rassegna stampa

 


 

Caso Lembo, fu un errore medico: condannata l'intera equipe medica
„Chemio letale per Valeria Lembo, condannati medici e infermieri“

Fonte: http://www.palermotoday.it/cronaca/condanne-medici-processo-omicidio-valeria-lembo-14-dicembre-2015.html

Caso Lembo, fu un errore medico: condannata l'intera equipe medica
„Quattro anni e 6 mesi per l'ex primario di Oncologia del Policlinico Sergio Palmeri. Per la collega Laura Di Noto, accusata di falso oltre che di omicidio colposo, 7 anni. Sei anni e mezzo allo specializzando Alberto Bongiovanni e 4 alle infermiere. Assolto lo studente Gioacchino Mancuso“

Caso Lembo, fu un errore medico: condannata l'intera equipe medica

La morte di Valeria Lembo è stata causata da un errore medico e da una dose "killer" del farmaco chemioterapico. Il giudice monocratico Claudia Rosini ha condannato a 4 anni e 6 mesi l’ex primario di Oncologia del Policlinico Sergio Palmeri per omicidio colposo e a 7 anni la collega Laura Di Noto, accusata anche di falso, così come lo specializzando Alberto Bongiovanni a cui sono stati dati 6 anni e 6 mesi. Quattro anni alle infermiere professionali Clotilde Guarnacca e Elena D’Emma, accusate anche loro di omicidio colposo. Assolto, invece, lo studente universitario Gioacchino Mancuso.

IL PROCESSO: L'AUDIO CHE INCASTRA IL PRIMARIO

Con la sentenza di primo grado del tribunale è stato riconosciuto l’errore dell’equipe medica che iniettò alla 34enne, con il linfoma di Hodgkin, una dose di farmaco chemioterapico dieci volte superiore a quella necessaria. Dose che purtroppo le risultò fatale. Soddisfazione in aula dove i parenti hanno ascoltato tra le lacrime la sentenza. "Niente potrà restituirci Valeria - ha dichiarato una zia - però abbiamo avuto almeno giustizia, con un giudice che è andato oltre le richieste dei magistrati, dando il massimo della pena".

LEGGI ANCHE: "SUO FIGLIO CHIEDE ANCORA DI LEI"

La morte della donna risale al 2011 e per questa ragione i familiari presentarono denuncia alle autorità competenti. Alla base un errore contenuto nella cartella clinica: novanta milligrammi di vinblastina invece che nove. "Quando mi hanno chiamato dalla farmacia dell'ospedale per dirmi che avevano solo 70 mg del farmaco - aveva detto nel marzo 2015 la dottoressa Di Noto - sono andata a controllare la cartella clinica, facendo attenzione, come da prassi, sia alla prescrizione del 7 dicembre che a quella precedente: erano uguali, sempre 90 mg. Così dissi che era tutto giusto, non mi vennero dubbi".

Due mesi dopo, a maggio, venne ascoltato l’allora specializzando Bongiovanni, che ha ammesso di essere stato lui a cancellare dalla cartella clinica lo “zero” in più relativo alla prescrizione. “Sapevo che quella dose era impossibile da iniettare a bolo lento e che in tutta la cartella c’era indicato 9 milligrammi. Lo dico perché sono farmaci che si somministrano in una sola dose. Come da conoscenza di base". In aula è stato chiamato anche Palmeri che dichiarò. "Sono un uomo dello Stato e risponderò a tutte le domande. Sono dispiaciuto, esprimo tutto il mio dolore alla famiglia della signora Lembo, ma non mi sento responsabile".

La sentenza di oggi chiude il primo dei tre gradi di giudizio. Con la condanna il giudice ha inflitto l’interdizione dall'esercizio della professione agli imputati per una durata pari alla condanna. Oltre a ciò ha stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di un milione di euro per il marito Tiziano Fiordilino, 400 mila euro a ciascuno dei genitori di Valeria Lembo e 80 mila euro alla zia Anna Maria D'Amico.

 

Valeria uccisa da troppa chemio

Fonte: http://www.lasiciliaweb.it/articolo/133702/sicilia/valeria-uccisa-da-overdose-di-chemio--chiesti-4-anni-per-il-primario-di-oncologia

 
Quattro anni e mezzo all'ex primario

Palermo: i medici del Policlinico accusati di omicidio colposo e falso. La donna aveva ricevuto una quantità di farmaco dieci volte superiore al necessario

PALERMO - Il pm Emanuele Ravaglioli ha chiesto la condanna a 4 anni e sei mesi, per omicidio colposo, per l'ex primario  di oncologia del Policlinico Sergio Palmeri e a quattro anni e 9 mesi per la collega Laura Di Noto accusata, oltre che di omicidio colposo, anche di falso.

Tre mesi, per falso, sono stati chiesti per lo specializzando Alberto Bongiovanni. Un anno per lo studente universitario Gioacchino Mancuso e tre per le infermiere professionali Clotilde Guarnaccia e Elena D'Emma, accusati di omicidio colposo.

La vicenda nasce dall'inchiesta sulla morte di Valeria Lembo, la donna, uccisa nel 2011 da una dose eccessiva di un farmaco chemioterapico. La dose iniettata fu di 10 volte superiore a quella necessaria. La paziente malata di linfoma di Hodgkin non ebbe scampo.

 

Morta per overdose di chemio: "Errore inaccettabile"

Fonte: http://www.lasiciliaweb.it/articolo/69625/sicilia/commissione-dinchiesta-del-senato-apre-inchiesta


ROMA - Sarebbe stato un clamoroso errore a provocare la morte di Valeria Lembo, 34 anni, sposata e madre di un bambino di soli sette mesi, deceduta il 29 dicembre scorso, tre settimane dopo la quarta seduta di chemioterapia alla quale era stata sottoposta nel Policlinico 'Paolo Giaccone' di Palermo. I medici le avrebbero infatti somministrato 90 milligrammi, e non 9 - come invece prescritto dai protocolli - di una molecola chemioterapica, la Vinblastina, che avrebbe avuto effetti devastanti per la paziente, affetta dal morbo di Hodgkin, una forma tumorale dalla quale è possibile guarire. È quanto emergerebbe da un'indagine interna condotta dalla direzione sanitaria del Policlinico. L'altra inchiesta, aperta dalla magistratura, ha già portato all'iscrizione di cinque persone, fra medici e infermieri, nel registro degli indagati.

L'infermiera che ha somministrato la dose di chemio, ben 15 fiale, in pratica 10 volte di più di quella necessaria, si sarebbe insospettita, rivolgendosi alla dottoressa che l'aveva prescritta, ma il medico che la mattina del 7 dicembre aveva visitato la paziente insieme a uno specializzando, le avrebbe detto di proseguire la cura. Secondo quanto accertato dai vertici aziendali, non si sarebbe trattato di un errore di calcolo, ma di un banale errore materiale: uno zero in più, forse digitato per sbaglio.

Il direttore sanitario Claudio Scaglione, pur confermando che "si è certamente trattato di un sovradosaggio", puntualizza che "l'errore nella somministrazione potrebbe essere una concausa, non la causa diretta della morte". L'inchiesta della Procura dovrà adesso sciogliere i numerosi interrogativi che avvolgono la vicenda e accertare eventuali responsabilità. A cominciare dal medico che avrebbe prescritto la dose del farmaco rivelatasi poi dieci volte superiore a quanto previsto dai protocolli. Potrebbe essere stata una dottoressa ufficialmente in servizio in un altro reparto, che in quel momento però operava in oncologia.

Proprio per questo, nelle carte, non comparirebbe il suo timbro, ma quello di un collega specializzando, che era presente con lei la mattina del 7 dicembre, giorno in cui la signora Lembo si è recata nel reparto per la prima seduta del quarto ciclo di chemio. Quel giorno il prof. Sergio Palmeri, che aveva in cura la donna ed è responsabile della sua cartella clinica, non c'era.

A presentare un esposto alla magistratura sono stati i familiari della donna - il marito, Tiziano Fordilino, è un operaio della Fincantieri - dopo che i medici avevano attribuito la morte della paziente a generici problemi gastrointestinali. Nei giorni scorsi l'assessore regionale per la Salute, Massimo Russo, ha chiesto al direttore generale del Policlinico, Mario La Rocca, una dettagliata relazione "per fare luce sulle cause del decesso e verificare eventuali responsabilità".

Anche il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari, Leoluca Orlando, chiede di fare chiarezza mentre il presidente della commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, Ignazio Marino, annuncia l'avvio di un'istruttoria sulla vicenda. "Siamo di fronte - osserva Marino - ad un errore tragico ed inaccettabile. Che con tutta probabilità non si sarebbe verificato se l'ospedale avesse informatizzato la preparazione e la somministrazione dei farmaci".

 

Processo Lembo, medici condannati. Codici: “Speranza per vittime malasanità”

Fonte: http://www.helpconsumatori.it/salute/sanita/malasanita-condannati-medici-coinvolti-nel-processo-lembo-codici-speranza-per-tante-vittime/100723

Condanna definitiva per i medici del Policlinico di Palermo coinvolti nel grave caso di malasanità, nel quale perse la vita Valeria Lembo, 34 anni, per una dose letale di un medicinale chemioterapico. Enorme soddisfazione per le Associazioni Codici Onlus e Codici Salute, cui è stato riconosciuto un risarcimento di 20mila euro. Il medicinale chemioterapico, la Vinblastina, fu somministrata in misura 10 volte superiore rispetto al quantitativo idoneo (90 milligrammi anziché 9). “Un successo senza precedenti, che può fare giurisprudenza ed aprire strade di speranza per tante vittime di malasanità” commenta Ivano Giacomelli Segretario del Codici.

La sentenza definitiva del  Tribunale di Palermo ha condannato tutti gli imputati: Palmieri Sergio, Alberto Bongiovanni, Laura Di Noto, Clotilde Guarnaccia, Elena Demma, tranne Gioacchino Mancuso, assolto a tutti gli effetti, nei confronti del quale Codici aveva già rinunciato alla costituzione in quanto l’innocenza era evidente.

 

Morta per overdose di chemio - Somministrati 90 mg anziché 9

Fonte:http://www.lasiciliaweb.it/articolo/69611/sicilia/morta-per-overdose-di-chemio-le-avrebbero-somministrato-90-mg-anziche-9

Palermo: 5 i medici del Policlinico indagati per il decesso di Valeria Lembo. Una dottoressa avrebbe autorizzato l'infermiera. Il direttore sanitario: "Si è certamente trattato di un sovradosaggio"


PALERMO - Morta lo scorso 29 dicembre, tre settimane dopo la quarta seduta di chemio al Policlinico di Palermo, Valeria Lembo, 34 anni, sposata e madre di un figlio di 7 mesi, sarebbe stata vittima di un clamoroso errore: i medici le avrebbero somministrato 90 milligrammi - invece che 9 come prescritto dai protocolli - di una molecola chemioterapica, la vinblastina.

Sarebbero questi i primi risultati di un'indagine interna condotta al Policlinico. Sulla vicenda ci sono 5 medici indagati. L'infermiera che ha somministrato la dose, ben 15 fiale - ne sarebbe servita una e mezza -, si è insospettita e avrebbe chiamato la dottoressa che aveva effettuato la prescrizione, ma il medico, che la mattina del 7 dicembre aveva visitato la paziente - affetta da morbo di Hodgkin - insieme a uno specializzando, le avrebbe detto di andare avanti.

Secondo i vertici aziendali non si sarebbe trattato di un errore di calcolo ma di un errore materiale: uno zero in più digitato per sbaglio. Intanto, il direttore sanitario Claudio Scaglione, conferma che "si è certamente trattato di un sovradosaggio, ma non mi esprimo sulle quantità. L'errore nella somministrazione - dice - potrebbe essere una concausa e non la causa diretta della morte".

 

La vittima Valeria Lembo, 34 anni

 Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/cronaca/15_ottobre_19/muore-chemioterapia-pm-chiede-4-anni-mezzo-primario-5c5c15f0-7693-11e5-9317-0329a057184b.shtml

PALERMO - Il pm Emanuele Ravaglioli ha chiesto la condanna a 4 anni e sei mesi, per omicidio colposo, per l’ex primario di Oncologia del Policlinico Sergio Palmeri e a quattro anni e 9 mesi per la collega Laura Di Noto accusata, oltre che di omicidio colposo, anche di falso. Tre mesi, per falso, sono stati chiesti per lo specializzando Alberto Bongiovanni. Un anno per lo studente universitario Gioacchino Mancuso e tre per le infermiere professionali Clotilde Guarnaccia e Elena D’Emma, accusati di omicidio colposo. La vicenda nasce dall’inchiesta sulla morte di Valeria Lembo, la donna, uccisa nel 2011 da una dose eccessiva di un farmaco chemioterapico. La dose iniettata fu di 10 volte superiore a quella necessaria. La paziente malata di linfoma di Hodgkin non ebbe scampo. (Ansa)

 

Muore dopo chemioterapia - 4 medici e 2 infermieri a processo

 Fonte: http://palermo.blogsicilia.it/muore-dopo-chemioterapia-4-medici-e-2-infermieri-a-processo/289858/

Una virgola in meno o uno zero di troppo. Sarebbe stato un dettaglio a uccidere Valeria Lembo, la donna di 34 anni, morta il 29 dicembre del 2011 per un’overdose di chemioterapici. Tre settimane prima, al posto di nove milligrammi di vinblastina, una molecola chemioterapica usata per combattere il morbo di Hodgkin, gliene furono somministrati 90.

Il 7 dicembre del 2011 per Valeria Lembo inizia un vero e proprio calvario, raccontato oggi dai genitori e dalla zia davanti al tribunale monocratico che processa quattro medici e due infermieri del reparto di Oncologia medica del Policlinico, imputati a vario titolo per per omicidio colposo e falsificazione di cartella: Sergio Palmeri, allora primario del reparto, il medico Laura Di Noto, lo specializzando Alberto Bongiovanni, lo studente universitario Gioacchino Mancuso, l’infermiera professionale Clotilde Guarnaccia e l’infermiera Elena D’Emma.

Lo hanno capito subito di avere fatto un grosso errore – ha spiegato la madre della vittima, Rosa Maria D’Amico – La dottoressa Di Noto, il pomeriggio dopo la dose letale di chemio, chiamo’ diverse volte prima a casa e poi al cellulare di Valeria, consigliandole di andare al pronto soccorso. Cosi’ andammo al Buccheri La Ferla e il giorno dopo mia figlia venne ricoverata al Policlinico. Valeria si era subito resa conto che le avevano sbagliato la terapia“.

La donna ha continuato: ”Lo disse anche all’infermiera che le rispose: ‘E’ u stissu’ (e’ lo stesso, ndr). Anche Palmeri sapeva. Quando mio genero e mio marito andarono a chiedere cosa era successo, il medico disse: ‘dopo trent’anni di onorata carriera… mi darei pugni in testa, tutto questo per una dose in piu’…’”.

Qualche giorno dopo le braccia di Valeria erano rosso intenso. “Sembrava avesse dei guanti – ha proseguito la madre -, aveva le croste in viso. Andava continuamente in bagno. E poi comincio’ a vaneggiare. La cosa che mi fa piu’ schifo e che il dottore Palmeri non ha avuto l’etica professionale, ne’ il coraggio di padre e di uomo di dirci come stavano le cose”.

Il 16 dicembre Valeria Lembo venne trasferita all’ospedale Cervello, dove si resero subito conto della gravita’ della situazione. “Il dottore Bongiovanni – ha spiegato – chiamava ogni notte, per informarsi della sua condizione”. Il figlio di Valeria, che aveva sette mesi quando la madre e’ morta, chiede sempre di lei.

“Mi dice: nonna, prendiamo un razzo e andiamo a trovare la mamma. Mi manca”, ha raccontato Rosa Maria D’Amico.
Una storia straziante ripercorsa anche dal padre di Valeria, Carmelo Lembo, e dalla zia, Anna Maria D’Amico. Il processo e’ stato rinviato al 23 marzo per l’esame degli imputati.

 

Valeria, morta dopo la chemio: "Due errori in cartella, ma non informammo la famiglia"

 Fonte: http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/valeria_lembo_morta_chemio_palermo_foto/notizie/1255336.shtml

Sarebbe stato un doppio errore medico, commesso nell'arco di 15 giorni, a uccidere Valeria Lembo, la 34enne morta a Palermo il 29 dicembre 2011 dopo essersi sottoposta alla chemioterapia.

Tre settimane prima, il 7 dicembre, al posto di nove milligrammi di vinblastina, una molecola chemioterapica usata per combattere il morbo di Hodgkin, gliene furono somministrati 90. Ma già il 23 novembre la cartella clinica presentava lo stesso errore, anche se la dose somministrata effettivamente fu quella giusta. I medici avrebbero avuto, quindi, 15 giorni di tempo per accorgersi dell'errore. Il particolare è emerso durante l'esame di Laura Di Noto, medico in servizio al reparto di Oncologia medica del Policlinico, imputata di omicidio colposo assieme a Sergio Palmeri, allora primario del reparto, allo specializzando Alberto Bongiovanni, lo studente universitario Gioacchino Mancuso, l'infermiera professionale Clotilde Guarnaccia e l'infermiera Elena D'Emma. «Quando mi hanno chiamato dalla farmacia dell'ospedale per dirmi che avevano solo 70 mg del farmaco - ha detto Di Noto - sono andata a controllare la cartella clinica, facendo attenzione, come da prassi, sia alla prescrizione del 7 dicembre che a quella precedente: erano uguali, sempre 90 mg. Così dissi che era tutto giusto, non mi vennero dubbi». I medici però si accorsero, il giorno stesso, dell'errore. «Palmeri mi disse di non dire nulla ai parenti - ha spiegato - Non si doveva parlare del sovradosaggio né con i parenti della signora Lembo, né con altri medici. Dovevamo dire che era una gastroenterite. Lo stesso Palmeri mi disse di chiamare la signora per sapere come stava e consigliarle, eventualmente, di andare in ospedale». Il 12 dicembre Palmeri convocò la dottoressa Di Noto e Bongiovanni per parlare della falsificazione della cartella clinica. Era stato infatti cancellato lo zero del numero «90». «Mi ricordo - ha aggiunto Di Noto - che il primario disse a Bongiovanni: 'Da te non me lo aspettavo'. Ma lui negò ogni responsabilità». Il processo è stato rinviato al 20 aprile.

 

Valeria, morta a 34 anni per overdose di chemio. La mamma rivive il dramma in aula

Fonte:  http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/valeria_lembo_morta_palermo_chemio_overdose/notizie/1227893.shtml

PALERMO - La figlia di 34 anni, Valeria Lembo, era morta così giovane a causa di una overdose di chemioterapia. Oggi, a distanza di tre anni e tre mesi, la donna ha raccontato in aula, tra le lacrime, gli ultimi istanti di vita di Valeria Lembo, la palermitana morta il 29 dicembre 2011. Un calvario durato tre settimane nel corso del quale la giovane, affetta dal Linfoma di Hodgkin, aveva sofferto le pene dell'inferno. Alla sbarra sono finiti, per la morte di Valeria Lembo, che ha lasciato un figlio di appena sette mesi, quattro medici e due infermieri del Policlinico, accusati, a vario titolo di omicidio colposo e falsificazione di cartella.

Sotto processo l'ex primario Sergio Palmeri, il medico Laura Di Noto, il medico specializzando Alberto Bongiovanni, lo studente di Medicina Gioacchino Mancuso e le infermiere Clotilde Guarnaccia ed Elena D'Emma. Secondo l'accusa a Valeria vennero somministrati novanta milligrammi di vinblastina, una molecola per la chemio invece dei nove previsti dal protocollo. Insomma, uno zero in più che sarebbe stato letale per la donna. La madre di Valeria ha raccontato al giudice monocratico che i medici avrebbero capito subito di avere fatto «un errore». Sempre oggi sono stati ascoltati anche il padre della vittima e una zia. Il processo è stato rinviato al prossimo 23 marzo per sentire gli imputati.

 

Processo Valeria Lembo, la testimonianza della madre in aula
Processo Lembo, la madre racconta le ultime ore di Valeria: "Suo figlio chiede ancora di lei"

Fonte: http://www.palermotoday.it/cronaca/processo-valeria-lembo-testimonianza-madre.html

Si è aperto il processo per la morte della donna di 34 anni causata da un'overdose di farmaci chemioterapici. A giudizio 4 medici e 2 infermieri del reparto di Oncologia medica del Policlinico. La testimonianza: "Lo hanno capito subito di avere fatto un grosso errore"

Processo Valeria Lembo, la testimonianza della madre in aula

Si è aperto davanti al tribunale monocratico di Palermo il processo per la morte di Valeria Lembo, la donna di 34 anni, deceduta il 29 dicembre 2011 per un'overdose di farmaci chemioterapici. A processo quattro medici e due infermieri del reparto di Oncologia medica del Policlinico, imputati a vario titolo per per omicidio colposo e falsificazione di cartella: Sergio Palmeri, all'epoca dei fatti primario del reparto, il medico Laura Di Noto, lo specializzando Alberto Bongiovanni, lo studente universitario Gioacchino Mancuso, l'infermiera professionale Clotilde Guarnaccia e l'infermiera Elena D'Emma.

La donna aveva morbo di Hodgkin ed era in cura presso il nosocomio palermitano. Fatale sarebbe stata una dose di vinblastina, somministrata in eccesso. Avrebbe infatti ricevuto 90 milligrammi della molecola e non 9. 

A prendere la parola sono stati i familiari, la mamma Rosa Maria D'Amico e la zia. "Lo hanno capito subito di avere fatto un grosso errore - ha spiegato la madre -.  La dottoressa Di Noto, il pomeriggio dopo la dose letale di chemio, chiamò diverse volte prima a casa e poi al cellulare di Valeria, consigliandole di andare al pronto soccorso. Valeria si era subito resa conto che le avevano sbagliato la terapia. Lo disse anche all'infermiera che le rispose: 'E' u stissu' (lo stesso, ndr). Anche Palmeri sapeva. Quando mio genero e mio marito andarono a chiedere cosa era successo, il medico disse: 'dopo trent'anni di onorata carriera... mi darei pugni in testa, tutto questo per una dose in più'". 

Valeria Lembo ha lasciato un bimbo di appena sette mesi. "Mi dice - ha raccontato la nonna - 'Prendiamo un razzo e andiamo a trovare la mamma. Mi manca'".